AUR: L’Umbria delle fragilità di Giuseppe Coco

Vi proponiamo una interessante riflessione proposta dal Direttore di AUR Dott. Giuseppe Coco.

 

 

 

L’Umbria delle fragilità.

 

 

 

 

Nel 2008 ci siamo trovati di fronte ad un punto di torsione del sistema che ha fatto crollare molte delle certezze via via conquistate negli anni. E l’Umbria non è stata immune da questo punto di torsione. Anzi, sembra faticare più di molte altre regioni a imboccare la strada della ripresa.

Sotto un profilo demografico, nel periodo 2001-10 si è assistito ad una significativa crescita della popolazione. Successivamente, si rileva una tendenza inversa che, in prospettiva, se continuasse, potrebbe portare entro il 2050 alla scomparsa di un numero di abitanti pari ad una città del calibro di Terni. Questo non è un gran trend. È, anzi, un serio elemento di preoccupazione, in quanto può risultare molto difficile riuscire ad impostare strategie di sviluppo economico se diminuiscono le persone in età lavorativa e aumentano gli anziani.

La popolazione umbra nel XXI secolo

Se passiamo ad analizzare la classifica del Pil procapite si nota che non è affatto piccola la differenza tra il dato dell’Umbria, 24.326 euro correnti, e quello della media dell’Italia, 28.494. Circa 4.100 euro, abbastanza per non far dormire sonni tranquilli. Ed ancora, giusto per fare un altro confronto, nel 2008 il Pil procapite umbro era pari a 26.107 euro correnti mentre quello dell’Abruzzo era di 23.454, un valore che nel 2017 è salito a 24.403. Fermiamoci per un attimo a riflettere su queste grandezze. Dando per assodato che la crisi e il terremoto hanno colpito entrambe le regioni, cosa ha fatto sì che il Pil abruzzese crescesse di quasi mille euro mentre quello del “cuore verde” ne perdesse circa 1.800? Cosa ha portato all’azzeramento dello scarto tra queste due regioni che nel 2008 era di oltre 2.600 euro?

Classifica regionale per PIL pro capite (2017)

Ritornando al confronto con l’Italia, dai numeri indice si nota che il differenziale in termini di Pil procapite è sempre negativo dal 2004, anno preso come riferimento, ma lo è a doppia cifra dal 2012. Il 2017, come se non bastasse, fa registrare 14,6 punti in meno che non può fungere da stimolo a stappare il miglior vino che abbiamo in cantina. Quest’ultimo confronto, per chi si fosse distratto, non è con la Lombardia.

 

PIL pro capite: differenziale Umbria-Italia (Italia=100)

A questo punto, senza scomodare altri indicatori analitici, si può affermare che gli elementi di preoccupazione non mancano. In pratica, da qualche anno sembra che si stia consumando un allontanamento dal pezzo di Italia che va meglio ed un avvicinamento alle regioni del Sud.

Inoltre, in conclusione è anche corretto dirsi con franchezza che non è facile dare una risposta a quanti si chiedono e, al tempo stesso, chiedono se negli ultimi anni sia stato fatto tutto quello che si poteva fare per evitare certi trend. Però, una cosa senza correre il rischio di essere smentiti la si può dire: è sempre sinonimo di intelligenza non fuggire dalla realtà dei dati che, fra l’altro, non sono tutti uguali. Alcuni sono più uguali di altri. Orwell insegna. E se in una famiglia diminuisce il reddito disponibile, ovvero se entrano meno soldi, forse non è il caso di sottolineare in modo enfatico che c’è da stare comunque contenti perché il numero di smartphone posseduti è aumentato.

Come ripete sempre un amico, “la fragilità odierna è la solidità di ieri che si è trasferita da qualche altra parte”.

* Elaborazioni di Enza Galluzzo su dati Istat. 

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