percorso di navigazione arcsFreccettaComunicazioniFreccettaArchivio NewsFreccettauniverso Legacoop_337c6453-950a-4e13-bd13-84cd03acbacf
Condividi in Facebook i contenuti di questa pagina Invai la pagina ad un amico Pagina Stampabile

IMPRESE - CAMST, insieme per i diritti delle donne; è ora di cambiare tono

11/23/2012 | Marisa Alunni

 23 novembre 2012 - Un percorso di inserimento lavorativo che aiuti le donne vittime di violenza ad uscire dalla sudditanza psicologica ed economica a cui sono costrette. A sostenere l'iniziativa, promossa insieme al Cospe e all'associazione nazionale Donne in rete contro la violenza (Dire), sarà la Camst: l'impegno del gruppo della ristorazione si concretizzerà in una collaborazione per l'inserimento lavorativo, nelle otto sedi di Camst presenti nel centro-nord, di alcune delle donne che si rivolgono ai centri antiviolenza riuniti nella Dire. La Camst, inoltre, sempre in collaborazione con Cospe e Dire, avvierà anche una campagna informativa pensata per far conoscere l'entità e la gravità della violenza sulle donne sia ai soci e ai lavoratori che ai clienti e ai consumatori: il gruppo conta di raggiungere così un milione di persone. La doppia iniziativa, promossa con il sostegno della Provincia di Bologna, è stata presentata il 22 novembre alla stampa in vista del 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. 
Quello avviato dalla Camst è un progetto "concreto", sottolinea l'assessore provinciale alle Pari opportunità, Gabriella Montera, per aiutare le donne vittima di violenza "ad affrancarsi da quella cultura della dipendenza che spesso c'è attorno a chi vive queste situazioni". In Emilia-Romagna, ricorda Montera, nei primi dieci mesi dell'anno sono 2.496 le donne che si sono rivolte ad un centro antiviolenza. Di queste, 607 provengono da Bologna: significa che "quello della violenza e del femminicidio e' un fenomeno drammatico che non risparmia nessuno, neanche quei territori immaginati come più in equilibrio".
Quello presentato "è uno dei rari casi in cui è direttamente un'azienda a realizzare azioni così concrete e strettamente connesse con le problematiche legate ai centri antiviolenza", sottolinea Antonella Pasquariello, direttore alle Relazioni esterne di Camst. "Tra le tante violenze le donne subiscono anche quella economica", afferma Anna Pramstraler, vicepresidente della Dire. In molti casi, dunque, per le donne accolte nei centri antiviolenza "ritrovare un lavoro è la base", aggiunge Pramstraler, perché anche dal punto di vista psicologico può rappresentare "l'inizio di una nuova
vita". Il progetto realizzato con Camst "è la rappresentazione plastica di ciò che vorremmo accadesse sempre", afferma il presidente del Cospe, Fabio Laurenzi.
Muoversi su questo terreno, però, non è semplice. Sono "molto deludenti", ad esempio, i risultati dell'accordo di collaborazione stipulato due anni fa dal Coordinamento dei centri antiviolenza dell'Emilia-Romagna e la Legacoop regionale. A dare questo giudizio è Rita Finzi, presidente della commissione Pari opportunità di Legacoop. L'obiettivo è favorire sia l'inserimento lavorativo che quello abitativo ma "si incontrano grossissime difficoltà", spiega Finzi, perché "non c'è un'informazione sufficiente ad alimentare la sensibilità su questo tema". L'atteggiamento delle imprese e dei responsabili del personale, quando analizzano il profilo delle donne "si limitano ad un punto di vista puramente aziendale", aggiunge Finzi, "il tema non è maturo". Per dare un numero, su 12 donne presentate alla Manutencoop l'inserimento lavorativo è scattato in tre casi: "Può sembrare un rapporto non positivo, ma le difficoltà di un reale inserimento- sottolinea Finzi- sono molto alte".
Più in generale, poi, le azioni riguardanti i centri antiviolenza rappresentano comunque "interventi che arrivano nella fase finale di un percorso drammatico". Da qui la decisione di "impegnarci anche e soprattutto in altre direzioni", continua Finzi, definendo "irrinunciabile" la necessità di "premere sul Governo affinché finanzi la strutturazione di un servizio di monitoraggio e raccolta dati che spieghi al Paese qual è la situazione". E' da questa conoscenza, conclude la rappresentante di Legacoop, "che possono scaturire azioni positive". Intanto "il mondo produttivo
lo vediamo molto lontano" da queste tematiche, avverte Katia Graziosi, responsabile dell'Udi bolognese, "ci sono grandi assenti" e tocca alle istituzioni aumentare il livello di sensibilizzazione.

Tornando al progetto presentato alla stampa, la parte relativa alla campagna di comunicazione della Camst sarà contraddistinta dal claim "E’ ora di cambiare tono": sarà presente sulle tovagliette distribuite nelle mense ma anche su t-shirt, cartoncini auguri e agende. La campagna, che verrà portata avanti dal 25 novembre all'8 marzo, verrà affiancata anche da una raccolta fondi con cui i dipendenti potranno contribuire sia alla realizzazione del progetto che all'attività dei centri antiviolenza.


 
Colonna DX