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Coop. Quadrifoglio: A Orvieto l'integrazione passa dagli orti sociali

28/09/2017 | Marisa Alunni

 A ORVIETO L'INTEGRAZIONE PASSA DAGLI ORTI SOCIALI

 

A ORVIETO L'INTEGRAZIONE PASSA DAGLI ORTI SOCIALI

È stata una merenda particolare, quella ad Allerona organizzata dall’Associazione “Il Ginepro” in collaborazione con le Cooperative sociali “Il Quadrifoglio”, O.A.S.I, Oasi Agricola e l’Associazione Piano Terra. Un evento agricolo, gastronomico e sociale, ricolmo di felice umanità. Soprattutto, una risposta convincente a domande che, specie in questo periodo, incalzano sotto la sferza della paura, e che interrogano la coscienza dei singoli e la politica.

Domande che si riferiscono all’integrazione di persone in fuga da terre lontane, all’urgenza di rispondere alla paura dilagante che attribuisce al diverso l’origine del male, alla pratica della fraternità come emblema di una nuova forma di civiltà planetaria. Una possibile risposta, dicono gli associati de “Il Ginepro” e le cooperative sociali impegnate nell’accoglienza di profughi e rifiugiati, è quella di costruire piccoli mondi dove bianchi e neri, migranti e indigeni, sperimentano la fabbricazione di un frammento di realtà, magari di una realtà fondamentale e fondante dell’umano come quella della produzione e condivisione del cibo. L’experimentum mundi di Allerona merita d’essere raccontato.

C’è l’esperienza di piccola agricoltura sinergica ed ecologica de “Il Ginepro” e c’è un lavoro di ricerca sulla sostenibilità ambientale e social che dura da anni. Poi ci sono i migranti, giovani dell’Africa centrale, ospitati in due strutture, a Monterubiaglio e a Monteleone d’Orvieto, seguiti dalla Cooperativa Sociale “Il Quadrifoglio”. In principio c’è diffidenza, paura. I migranti da una parte, i nativi dall’altra.

I primi sradicati, in fuga dalla morte. I secondi spaventati da quella che i media chiamano “invasione”. L’Associazione decide di costruire un piccolo mondo che si chiama “orti in pace”: apre la sua terra, che è poi quella concessa da Rita Fini Cuboni, ai ragazzi africani. In questa maniera anche loro avranno un orto sinergico con il quale produrre quelle varietà vegetali tipiche delle loro colture alimentari. Nell’altro orto sinergico, posto a fianco, si coltivano le varietà del luogo.

Poi ci si scambiano ruoli e competenze e si afferma un divertente “mètissage” che è, insieme, umano, agricolo e gastronomico. Insieme si raccolgono pomodori africani e lo “scatolone”, insalata e peperoni piccanti del Senegal, pannocchie di mais e amaranto, cipolle e melanzane. Alla fine si fa una festa, si mangia insieme, ripetendo con ciò il gesto fondante dell’umanità: la condivisione del cibo, delle storie, delle emozioni.

In conclusione, quella di domenica è stata una piccola e festosa merenda, alla quale erano stati invitati tutti gli amministratori dei comuni dell’Orvietano, utile a mostrare come la fabbricazione di un piccolo mondo “buono, pulito e giusto” e la collaborazione tra diverse sensibilità sociali e civiche possono generare empatia, amicizie e indicare tracciati virtuosi di integrazione e di solidarietà.

@nelpaeseit


 
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